D&G e la fatwa (cit.) della Lobby Gay (cit.)

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Diciamo Dolce & Gabbana e scommettiamo state già storcendo la bocca?
Per i meno attenti al “Gossip” (anche se in questo caso non si tratta propriamente di ciò) provvederemo a farvi un breve riassunto.
Domenico Dolce qualche giorno fa ha avuto la brillante idea di espletare una frase piuttosto infelice “Non mi convincono i figli della chimica, i bambini sintetici, uteri in affitto, semi scelti da un catalogo.”
Ovviamente le risposte dal mondo dello spettacolo sono state davvero molte e soprattutto negative, da MadonnaRicky MartinVictoria BeckhamCourtney Love, vedova Cobain alla tennista Martina Navratilova fino alla nostra Heather Parisi“Sono mamma di due bimbi ‘sintetici.”
Il capogruppo del boicottaggio ai danni di  D&G è sicuramente Elton John con il suo hashtag #boycottDolceGabbana rafforzato dalla dichiarazione “Come vi permettete di dire che i miei meravigliosi figli sono ‘sintetici’?”
Insomma, nei due giorni successivi alle fuoriuscite di “Dolce” (riferendoci meramente al cognome) ha preso il via, come di consuetudine, la battaglia a ton di gruppi virali sulla piattaforma web. Giusto per smorzare i toni leggiamo nell’immagine firmata Cose molto Tumblr: “Ma che cazzo dici di boicottare Dolce & Gabbana che non hai nemmeno i soldi per le Goleador.”
C’è però da ammettere che per una volta (forse) non c’è davvero nulla da smorzare, anche perché lo stilista 10 anni fa, durante un’intervista alle Iene – 2005 (allo stesso modo di Gabbana) asseriva l’esatto contrario a quanto dichiarato nell’ultima settimana.
Ovvio che la libertà di cui tanto si parla sta nel cambiare idea, ma anche e soprattutto nel dire serenamente: a voi la libertà della contraddizione e del paradosso, a noi la felicità in due occhi tutt’altro che sintetici.

Bisognerebbe ricordare al Mr. Dolce che si tratta in ogni caso di offesa non tanto a chi ha permesso la venuta al mondo di una vita ‘sintetica’, ma a chi quella vita la rappresenta e di cui porta il nome.

Ma saremo sinceri, tali ‘sinteticismi’ (quelli sì) – passateci la parola sgrammaticata,  non ci stupiscono più di tanto, o meglio non tanto quanto ci indignano: facciamo il solito salto nel passato e scopriamo che Dolce & Gabbana non sono nuovi del mirino scandalo mediatico, infatti nel 2007 i loro cartelloni pubblicitari vennero aspramente criticati e bocciati sia dal pubblico che da varie rappresentanze politiche e Cgil, dato che ricordavano vivamente una violenza maschile di gruppo ai danni di una donna.

Quindi il dubbio sorge spontaneo, che si tratti di ennesima provocazione?
Così fosse, sembra che la situazione sia “leggermente” sfuggita di mano tanto che la corsa in ritirata (quasi al pari di papà Barilla) con l’affermazione “Sono siciliano e sono cresciuto con un modello di famiglia tradizionale, fatto di mamma, papà e figli. So che esistono altre realtà ed è giusto che esistano, ma nella mia visione questo è quello che mi è stato trasmesso, e con questi i valori dell’amore e della famiglia. Io sono cresciuto così, ma questo non vuol dire che non approvi altre scelte”; non sembra stia funzionando se non per il solito gruppo degli immancabili difensori della libertà di negazione. Riportiamo a tal proposito un estratto del grido guerrafondaio nella loro pagina: “La lobby gay emette una vera e propria fatwa alla stregua dei terroristi islamici. È ora di farla finita con questa dittatura del pensiero omofilo come fosse la panacea dell’umanità. Rivendichiamo il diritto a esprimere la nostra ‘normalità’ senza per questo essere tacciati di omofobia.”
Ad oggi l’evento ha 41 partecipanti, strano eppure parlano a nome di tutti gli Italiani… Il resto come sempre lo lasciamo alle vostre impressioni.

 

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