Foibe, quando la natura rende il massacro

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Sezione di una foiba

Sezione di una foiba

Foibe ed è subito confusione, vi riporteremo i principali luoghi comuni in merito:
Confusione 1: le Foibe sono la vendetta dei comunisti sui fascisti
Confusione 2: le Foibe non saranno mai allo stesso livello dell’olocausto

Dunque chiariamo subito la situazione per grandi linee:
Geograficamente le foibe sono delle cavità carsiche naturali (gole/inghiottitoi) situate nel Nord Italia, precisamente tra la zona della Dalmazia e Venezia Giulia.

Per Foibe invece s’intende il massacro ai danni della popolazione italiana appunto in Dalmazia e Venezia Giulia avvenuti durante la fine della Seconda Guerra Mondiale e nell’immediato dopoguerra.
Gli Infoibati invece sono le vittime i cui corpi sia in vita che non che venivano letteralmente gettati all’interno delle foibe.
I restanti prigionieri invece morivano di stenti durante la deportazione verso i campi di prigionia jugoslavi o direttamente in essi.
Arriviamo ora alle cause che hanno portato a tale eccidio:
Siamo nel clima di secolare disputa fra italiani e popoli slavi per il possesso delle terre dell’Adriatico orientale. Lo schieramento filo-sovietico avvantaggiandosi del crollo della dittatura fascista sferragliò il feroce attacco al cui capo erano Tito (capo politico della Jugoslavia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sino la sua morte) ed i suo partigiani comunisti. La condanna a morte era riservata a tutti coloro che si mostravano contrari al regime comunista titino, ex fascisti e italiani a prescindere dallo schieramento politico. Impossibile quantificare il numero delle vittime (per lo più italiane): sono circa 1000 le salme esumate, ma molte cavità sono ancora oggi irraggiungibili, quelle invece raggiunte dopo ben 60 anni rendono impossibile il conteggio ed il recupero dei corpi senza vita. In ogni caso si parla di un minimo di 6000 – 7000 persone uccise nelle Foibe, alla quali vanno sommate più di 6000 scomparse nei gulag (campi di concentramento) di Tito senza contare quelle non segnalate e dichiarate semplicemente scomparse e senza poter numerare le vittime non italiane.

Esumazione dei corpi dalle foibe

Esumazione dei corpi dalle foibe

Il modus operandi è alquanto spaventoso, quando le vittime non venivano lanciate nelle foibe già morte (previe interminabili sevizie) venivano gettate da vive, sia in coppia che non. Quando era il turno della coppia i due condannati erano legati di schiena tramite filo spinato stretto intorno ai polsi, una delle due veniva fucilata e l’altra, una volta nella cavità (qualora non fosse morta durante la caduta) era condannata ad una lunga agonia sia psicologica che fisica (non crediamo serva spiegare). Spesso le donne venivano violentate e martoriate e non si faceva alcuna distinzione quando si trattava di feroci mutilazioni, sia che si trattasse di quest’ultime che di anziani o bambini.

Dal 10 febbraio 2004 ricorre la giornata della commemorazione dei morti e dei profughi italiani, tale data si rifà al 10 febbraio 1947 e al Trattato di Parigi che assegnò alla Jugoslavia il territorio occupato nel corso della guerra da Tito.

Vi riportiamo il testamento che l’infoibato Stefano Petris scrisse nel carcere di Fiume il 9 ottbre del ’45:
“Non piangere per me. Non mi sono mai sentito così forte come in questa notte di attesa, che è l’ultima della mia vita. Tu sai che io muoio per l’ Italia. Siamo migliaia di italiani, gettati nelle Foibe, trucidati e massacrati, deportati in Croazia falciati giornalmente dall’odio, dalla fame, dalle malattie, sgozzati iniquamente. Aprano gli occhi gli italiani e puntino i loro sguardi verso questa martoriata terra Istriana che è e sarà Italiana. Se il tricolore d’ Italia tornerà, come spero, a sventolare anche sulla mia Cherso, bacialo per me, assieme ai miei figli. Domani mi uccideranno. Non uccideranno il mio spirito, nè la mia fede. Andrò alla morte serenamente e come il mio ultimo pensiero sarà rivolto a Dio che mi accoglierà e a voi, che lascio, così il mio grido, fortissimo, più forte delle raffiche dei mitra, sarà: viva l’Italia!” – Tratto da “Il rumore del silenzio” – Dicembre 97.

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