Loft a Trastevere

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Trastevere, Roma, una vecchia stalla e design italiano. Questi sono gli ingredienti che mescolati hanno portato alla realizzazione di questo fantastico loft situato al centro della Città Eterna. Progettato dalla MdAA architetti associati nel 2009 questa e la “casa” dove ognuno vorrebbe vivere. Vi riporto un breve passo del libro di Luigi Prestinenza Puglisi (che ho avuto il piacere di conoscere qualche anno fa, occupandomi della pubblicazione di un suo libro) che spiega a pieno il processo creativo che ha portato a questo risultato.

Lo spazio che ci siamo trovati a disegnare, a Trastevere, è ricavato da quello che rimane di una vecchia stalla; a Trastevere c’erano infatti delle stalle ancora funzionanti fino all’inizio del ‘900, spazi grandi se paragonati alle normali dimensioni di una casa, soprattutto in altezza: le dimensioni di essi erano ovviamente dettate dalle dimensioni delle carrozze e dei cavalli. Lo spazio dei miei committenti è coperto con delle grandi capriate (garantiscono la struttura del tetto per una luce tra i due appoggi non proprio banale), l’altezza massima sotto il tetto è di circa 12 metri; questo spazio principale prende luce da un piccolo giardino interno scoperto, sul cui lato opposto sono situati degli spazi che, seppure assai meno interessanti, avrebbero nel nostro progetto agilmente potuto ospitare il pranzo, la cucina ed un servizio. Il problema progettuale principale rimaneva però quello di collocare la stanza da letto; comincio a pensare, ovviamente, a uno spazio riservato, chiuso alle voci di chi gode del grande spazio della stalla al piano terra, il soggiorno della futura casa: quello spazio bellissimo infatti non può che essere il soggiorno! Ma, contestualmente, penso anche ad uno spazio in alto, rispetto al soggiorno, una specie di casa sugli alberi, un vero rifugio privato rispetto alla vita mondana che può essere vissuta al piano terra; questa sorta di casetta, seppur sollevata da terra, appunto quasi volante come la casa su un albero, non deve essere high-tech; piuttosto qualcosa dalla geometria incerta, un po’ deformata, come le cose che ci si può costruire da soli, fatta magari da pezzi di ferro inchiodati. Altro elemento chiave, per seguire questa fantasia infantile di una casa sugli alberi, è come raggiungere questa casetta, evitando la tentazione di una scala virtuosa e ben disegnata, librata nel vuoto ma che, dritta dritta, ti porta dal piano di sotto a dentro la casa; si eliminerebbe in questo modo quello che invece dovrebbe essere un processo lento, di avvicinamento, allo spazio cuore di tutta la casa.

Ora vi lascio alle foto mentre io vado ad occupare una casa…alla prossima!

 

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