Oscar Wilde – La ballata del riscatto 1/6

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Oscar Wilde e Lord Alfred Douglas

Oscar Wilde e Lord Alfred Douglas

Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde uno dei più raffinati scrittori del ‘900, nasce a Dublino il 16 ottobre del 1854 e muore di meningite a Parigi il 30 novembre del 1900. Wilde unico nel suo genere non solo per la modalità di scrittura ma soprattutto per la molteplicità degli ambienti letterari abbracciati, si muoverà con sicurezza negli aforismi come nella poesia, nella drammaturgia tanto quanto nel giornalismo irlandese.

Illustrazione del processo di Oscar Wilde in The Illustrated Police News - 4 maggio 1895

Illustrazione del processo di Oscar Wilde – The Illustrated Police News – 4 maggio 1895

L’uso frequente di aforismi e paradossi (piuttosto attuali tra l’altro) lo collocherà al primo posto tra i poeti più impertinenti e provocatori del suo tempo. Ci preme sottolineare che tale scelta stilistica era dettata non dalla necessità di asettica fama, bensì dal forte bisogno di risvegliare il pensiero e la morale della società. La riflessione dunque era l’arma che muoveva il motore delle opere (a prescindere dalla loro categoria) di Wilde, un motore che lo porterà alla sua stessa rovina. Siamo nel periodo dell’Inghilterra vittoriana, epoca in cui l’Arte (sulla scia della Rivoluzione Industriale) era l’ennesimo strumento di produzione e quindi profitto: essa era tale solo se Utile.

In questa sede non vi riporteremo la biografia di O.W. ma ci concentreremo sul processo a suo carico che lo vedeva imputato in sostanza del reato di omosessualità.
In realtà i processi sulle spalle del drammaturgo sono ben tre, nel 1° è lui a depositare l’accusa: calunnia da parte del nono marchese di Queensberry John Sholto Douglas e padre di Alfred Douglas (suo compagno nel 1891). Tale mossa si ribaltò irreversibilmente su Wilde: le prove raccolte durante il processo dimostravano la sua omosessualità, reato all’epoca perseguibile e condannabile con la reclusione.
Il 2° dunque lo esigerà la Corona, per i reati sopracitati. Nel 3°, affrontato per il non  raggiungimento da parte della giuria di un verdetto unanime, Wilde sarà condannato per i reati di sodomia e gravi indecenze a due anni di carcere e annessi lavori forzati.

SirAlfredWills - Il giudice che sentenziò la condanna a 2 anni di Wilde

Sir Alfred Wills – Giudice che sentenziò la condanna a 2 anni di Wilde

Il processo ebbe enorme visibilità mediatica in quanto la sua fama di scrittore era ormai più che consolidata nel Regno Unito.
Tre anni dopo la scarcerazione Wilde morì in miseria a Parigi.

John Sholto Douglas Marquess of Queensberry

John Sholto Douglas Marquess of Queensberry

Vi proponiamo in questo articolo la prima parte de “La ballata del carcere di Reading” scritta da Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde subito dopo la scarcerazione. Nei versi seguenti evidenzia uno status di desolazione accompagnata dalla speranza di riscatto. Tale opera voleva essere lo smacchiatore della denigrazione che aveva compromesso irreversibilmente la sua immagine pubblica.

La ballata del carcere di Reading – Stralcio n° 1
“Egli non indossava più la sua tunica dal colore scarlatto, poiché il sangue ed il vino sono rossi ed il sangue ed il vino erano sparsi sulle sue mani, quando lo trovarono assieme con la morta, quella povera donna ch’egli amava e che aveva uccisa nel suo letto.
Egli camminava in mezzo agl’imputati, vestito d’un abito grigio logoro; aveva in capo un berretto da sport e gaio e leggero pareva il suo passo; – ma io non vidi mai un uomo fissare così intensamente la luce.Mai io non vidi un uomo fissare con occhio così ardente quella esigua striscia d’azzurro che i prigionieri chiamano il cielo ed ogni nuvola che fluttuava e passava come vela d’argento.
Con altre anime in pena io camminavo in un altro recinto, domandandomi se quell’uomo avesse commesso un piccolo o un grande delitto, quando sentii qualcuno che mormorava a bassa voce dietro di me: quello sarà impiccato.
Ah! Cristo! Le mura stesse della prigione parvero improvvisamente vacillare e il cielo sulla mia testa divenne come una volta d’acciaio; e, benché io pure fossi un’anima in pena, la mia pena io non la potevo sentire più.
Io seppi solamente quale ostinato pensiero affrettava il suo passo e perché egli guardava la tormentosa luce del giorno con un occhio così intenso: l’uomo aveva ucciso colei che amava: e per ciò egli doveva morire (…)

articoli_50LEGGI LA PARTE 2/6 DE “LA BALLATA DEL CARCERE DI READING”

articoli_50LEGGI LA PARTE 3/6 DE “LA BALLATA DEL CARCERE DI READING”

articoli_50LEGGI LA PARTE 4/6 DE “LA BALLATA DEL CARCERE DI READING”

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