“Pronto Dan? Missione compiuta, ce l’abbiamo fatta” – A sinner in Mecca

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Parvez Sharma

Parvez Sharma

A sinner in Mecca - Trad. Un peccatore alla Mecca – Questa è la storia di Parvez Sharma che lo scorso marzo annunciava l’uscita del suo documentario girato con un I-Phone e con cui ha tentato di raccontare il suo pellegrinaggio da omosessuale fino alla Mecca.
Inutile dire che abbia rischiato la decapitazione e ancora oggi è bersaglio degli estremisti ma ormai il montaggio definitivo è pronto per la presentazione alla rassegna Hot Docs (Toronto) – 23 aprile – e quindi per la partenza verso un nuovo viaggio attraverso festival di tutto il mondo finché diverrà un memoir (biografia): siamo in Arabia Saudita e qui essere gay è punibile con la morte ma il problema non è solo questo, infatti essere beccati con dispositivo predisposto alla registrazione e per di più in funzione si traduce in linciaggio da parte della polizia religiosa ma Parvez ha affermato “Allah mi avrebbe protetto.” 

Sharma, successivamente al suo matrimonio con Dan a New York decise di affrontare l’ hajj (pellegrinaggio), per manifestare il bisogno di uguaglianza tra cittadini musulmani praticanti Gay e non.

Estratto dal Doc. "A sinner in Mecca"

Estratto dal Doc. “A sinner in Mecca”

Ma torniamo al Doc. tentando di fornirvi come sempre una breve analisi, lasciando il resto alla vostra curiosità: ritroviamo tutta una serie di dubbi legati alla società, in sostanza Parvez cerca di capire se essa sia manipolata dalla religione o sia essa stessa ad essere manipolata e commercializzata per interessi economici. Però Sharma aveva un obiettivo assai più ambizioso, ovvero dimostrare che se fosse riuscito a portare a termine il suo pellegrinaggio, voleva dire che l’Islam avrebbe approvato il suo essere musulmano e Gay.
La motivazione di tale convinzione va ricercata nel significato del pellegrinaggio sacro, ossia completarlo equivale ad ottenere la remissione di tutti i peccati commessi – e così P. si incammina col moto del peccatore di pari passo a uomini che hanno commesso delitti d’onore (come riporta una testimonianza all’interno del Doc.) e molti altri.
Ebbene sì, l’omosessualità è peccato tanto quanto il peggiore dei crimini umani, l’alienazione della vita altrui: l’omicidio.
Il tentativo di P. di raccontare la condizione dei molti altri musulmani sauditi che sono costretti a nascondere la propria omosessualità, si conclude con questa telefonata fatta in un angolo nascosto dalla folla di fedeli al marito Dan allarmatissimo (ovviamente), che in quel momento si trovava a New York “Pronto Dan? Missione compiuta, ce l’abbiamo fatta.”

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