Sarah Kane, incona lesbo Dyke della”New angry generation”

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Sarah Kane

Sarah Kane

“… guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e l’altro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia …”

Febbre: da un estratto Sarah Kane

La parabola artistica di Sarah Kane si dice abbia avuto le stigmate del “proibito”, nonché del male che l’avrebbe infine portata al suicidio nel 1999 a soli 28 anni nel pieno della sua produzione teatrale.
Si inseguono e si elidono in cinque testi polisemici – Blasted (Dannati) – 1995, Phaedra’s Love (L’amore di Fedra)- 1996, Cleansed (Purificati) – 1998, Crave (Febbre) – 1998, 4.48 Psychosis (Psicosi delle 4 e 48) – 1999 – scabrosità d’argomenti e crudezza d’immagini che la porranno al  centro di un fuoco di controversie come  ‘drammaturga britannica di una scrittura estrema e visionaria’.

La nostra Dyke (trad. movimento legato al lesbismo e quindi alle lesbiche a prescindere dall’identità sessuale delle stesse), dal dolce viso efebico, ricostruisce fino al dettaglio, in immagini di grande forza, un paesaggio umano con rovine, in cui le persone si sopraffanno ed esercitano senza pietà ogni tipo di violenza l’uno sull’altro, come risposta a un generale disagio esistenziale, caratteristica questa che la portò ad essere furiosamente colpita dalla stampa che descrisse la sua prima opera come: “un disgustoso banchetto di sporcizia”.

Sarah Kane è ora considerata una figura chiave del cosiddetto in-yer-face theatre, per rottura di livello ontologico. Purtroppo la sua morte prematura non ci ha permesso di saggiare altri suoi preziosi componimenti, infatti subito dopo aver terminato la stesura della sua ultima opera, Psicosi delle 4:48, fu ricoverata in un ospedale psichiatrico a causa di un’overdose di sonniferi. Poco tempo dopo, lasciata sola dal personale ospedaliero per circa tre ore, la Kane si impiccò con i lacci delle sue stesse scarpe.

A breve sarà possibile assistere ad una messa in scena di uno dei suoi più grandi successi – Crave  sovente tradotta con il titolo “Febbre” in lingua italiana – presso il Teatro India di Roma, dal 7 al 12 giugno 2016 sotto la regia di Pierpaolo Sepe.

CRAVE

 Teatro India, 7 | 12 giugno 2016

di Sarah Kane
regia Pierpaolo Sepe

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- Maddalena Rossi -

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