UNESCO, Matera mon amour

0

Iniziamo il primo giorno d’inverno proseguendo il nostro viaggio nel gioiello Made in Italy, la Basilicata.logo-matera-2019-it
Dopo la splendida Spiaggia Nera (Maratea), vi immergiamo nella fiabesca Matera, millenaria cittadina Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1993, dichiarata inoltre nello scorso 17 Ottobre, Capitale Europea della Cultura per il 2019.

Matera, una delle città più antiche al mondo ci regala curiose testimonianze di insediamenti umani continuativi dal paleolitico ai nostri giorni.
E’ nominata la città dei Sassi, in quanto le prime localizzazioni abitative si collocano all’interno di case-caverne e grotte naturali e artificiali ricavate dall’uomo nelle componenti tufacee di cui la città è ricca, fino ad arrivare a strutture sempre più complesse situate in grembo ai due grandi anfiteatri naturali: Sasso Caveoso e il Sasso Barisano che sorgono sui versanti del canyon scavato nei secoli dal torrente Gravina (ancora oggi visibile) e dove possiamo ammirare il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano (Parco della Murgia Materana), ove possiamo ammirare gli insediamenti più antichi del territorio nella Grotta dei Pipistrelli, i villaggi neolitici di Murgecchia, Murgia Timone e Trasanello a nord, i villaggi rupestri della Selva e il villaggio Saraceno a Sud.
Ma appaghiamo la sete di conoscenza spiegandovi come si sviluppa la struttura abitativa in una location tanto rude e complessa.
La conformazione architettonica è legata sostanzialmente a due sistemi, quello immediatamente visibile che rappresenta la stratificazione di abitazioni nel corso degli anni (corti, ballotoi, palazzi, chiese, strade orti e giardini) e quello interno nascosto (cisterne, neviere, grotte cunicoli e sistemi di controllo delle acque) sacro per il sostentamento vitale e per l’economia cittadina.
Sarà dunque, nel periodo successivo al Paleolitico che l’uomo interverrà nella natura incrementando le proprie possibilità di sopravvivenza agli agenti atmosferici e non solo, ricavando dalla roccia tufacea (trattabilissima e delicatissima al tempo stesso, data la friabilità che la caratterizza) una nuova possibilità insediativa.
Il viaggio prosegue dal Neolitico alle varie età dei metalli fino all’avvento del Cristianesimo, testimoniato dalla trasformazione del paesaggio rupestre in palcoscenico per imponenti luoghi di culto tra cui la Cattedrale di Matera, la Chiesa di San Giovanni Battista, la Chiesa di S. Domenico e la Chiesa di Santa Maria della Valle Verde.
Siamo quindi nel Rinascimento e piombiamo nella pomposa età Barocca fermandoci al degrado igienico-sociale del XIX sec. – prima metà del XX, ovviato con lo sfollamento disposto con Legge Speciale nazionale del 1952 firmata da Alcide De Gasperi. L’umidità incontrollata presente all’interno delle case grotta era motivo di proliferazione esponenziale di germi e malattie, il sovraffollamento e l’economia in declino incrementavano la mortalità (quella infantile era quattro volte superiore a quella nazionale) e la manovra che porterà a compimento l’attuale recupero urbano, sarà legata alla legge del 1986.
Alle varie manovre di recupero dobbiamo la possibilità di passeggiare attraverso l’eterno presepe vivente, unico ed irripetibile museo archeologico a cielo aperto (se farete attenzione scoprirete con immenso stupore la presenza sulle pareti delle case-sasso, lo stampo di fossili di varia natura). L’atmosfera di grazia che avvolge il Sasso Barisano raggiunge l’apoteosi con il suono del torrente cristallino punto di incontro dei due versanti ed è risalendo quello Caveroso che la vista esploderà nella localizzazione delle grotte paleolitiche, raggiungibili tra l’altro sia a piedi che in auto.
E’ un luogo in cui la natura vince, in cui l’uomo si adatta ad essa, in cui le due realtà si fondono in un rapporto di perfetta convivenza intatta nella storia secolare della città.

Vi lasciamo con la descrizione di Carlo Levi nel suo Cristo si è fermato a Eboli – 1950, (opera di sensibilizzazione con cui Levi portò all’attenzione degli uomini di cultura e del mondo politico di allora, la situazione di declino di una città che meritava la restituzione dell’antico splendore).
« Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche [cioè scavate nella roccia. Allontanatami un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. Alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante. »

 

Share.

Leave A Reply